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Il Comune non risponde dell’investimento del pedone da parte di un ciclista in un’area pedonale.

Con l’inizio della bella stagione molti lasciano parcheggiata la loro automobile e si mettono in sella alla loro bicicletta per recarsi sul posto di lavoro o semplicemente per farsi delle belle passeggiate all’aria aperta. Ma cosa succede se uno di questi ciclisti investe un pedone all’interno di un’area pedonale? A rispondere dell’investimento è il Comune?

Cosa ha stabilito la Corte di Cassazione?

Con l’ordinanza del 13 febbraio 2019 n. 4160 la Corte di Cassazione ha stabilito che l’area pedonale, all’interno della quale si sia verificato lo scontro tra un pedone ed un ciclista, non ha un ruolo causale nella dinamica dell’incidente ma costituisce semplicemente il luogo del sinistro, mentre la serie causale deriva dal comportamento dei soggetti coinvolti nello scontro. Il Comune, pertanto, non risponde del danno ex art. 2051 c.c., tuttavia vi può essere una forma eventuale di responsabilità ex art. 2043 c.c., qualora il danneggiato dimostri la sussistenza di negligenza da parte dell’amministrazione per non aver preso alcuna iniziativa diretta a regolare e controllare il comportamento degli utenti.

La vicenda: pedone investito in un’area pedonale da un ciclista.

Tale ordinanza è stata emessa a seguito di una vicenda in cui un ciclista ha investito un pedone in un’isola pedonale e quest’ultimo ha riportato gravi danni. Il pedone rimasto ferito agiva contro il Comune ex art. 2051 c.c. al fine di ottenere il risarcimento del danno. Secondo la sua ricostruzione, infatti, l’ente non aveva provveduto a controllare la zona e ad apporre transenne per evitare l’accesso ai velocipedi. Essendo stata rigettata in primo ed in secondo grado si è giunti in Cassazione.

In base all’art. 2051 c.c non vi è un correlativo obbligo di custodire la cosa per evitare che produca danni. Infatti la norma ammette la responsabilità di chi esercita sul bene un potere di fatto ma senza prevedere uno specifico obbligo di custodirlo; pertanto, una violazione dello stesso è irrilevante. Si tratta, infatti, di responsabilità oggettiva, in cui il custode può liberarsi solo dimostrando il verificarsi di un caso fortuito.

Quanto detto non vale ad escludere la responsabilità dell’ente gestore ai sensi dell’art. 2051 c.c., ma a circoscriverla. La giurisprudenza, infatti, espone una casistica ampia in cui si riconosce la responsabilità del custode o dell’ente gestore quando i fattori causativi dell’evento erano prevedibili e avevano mutato le condizioni della cosa, creando situazioni di pericolo. Nella vicenda presa in esame, invece, tutti i fattori della catena causale dipendono dalla condotta degli utenti dell’area pedonale (ciclista e pedone).

Conclusione

Così, infatti, ha concluso la Corte:

«La responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. è configurabile, nel concorso degli altri presupposti, in presenza di un nesso causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso. Nel caso di scontro tra pedone e ciclista all’interno di area pedonale non può a quest’ultima attribuirsi un siffatto ruolo causale per il solo fatto che l’incidente si sia verificato al suo interno; in tal caso, infatti, essa costituisce mero teatro o luogo dell’incidente, mentre la serie causale determinativa dell’evento origina dal comportamento dei soggetti coinvolti nello scontro e in esso interamente si esaurisce. Resta in tale ipotesi configurabile una eventuale responsabilità dell’ente per colpa, secondo la generale clausola aquiliana, ove il danneggiato alleghi e dimostri la sussistenza di una colpevole inerzia dell’amministrazione per non aver preso alcuna iniziativa diretta a regolare e controllare il comportamento degli utenti, malgrado specifiche segnalazioni sull’anomalo e pericoloso utilizzo dell’area».

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