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Accordo transattivo e Responsabilità medica

I casi di Malasanità oggi sono un fenomeno drammatico con il quale purtroppo oltre 40.000 persone in un anno nel nostro Paese devono fare i conti. Per poter difendere i nostri diritti ed ottenere il giusto risarcimento, in questi casi, si ci può avvalere di consulenze tecniche preventive. Infatti sarà possibile accertare la responsabilità della struttura sanitaria e/o del medico nonché di determinare l’entità dei danni subiti in tempi estremamente rapidi e senza dover prima ricorrere alla costosa mediazione obbligatoria. Per questo vengono stipulati degli accordi transattivi.

Cos’è un accordo transattivo?

Si tratta di un vero e proprio contratto stipulato fra creditore e debitore (regolato dall’art. 1965 c.c.) nel quale le parti reciprocamente rinunciano a qualcosa, ponendo fine a un contenzioso esistente.

Lo scopo del contratto, appunto, è proprio quello di mettere fine ad una contesa senza che le parti siano obbligate a ricorrere al giudice. Una volta conclusa la transazione, però, le parti non potranno più rivolgersi ad un giudice, a meno che una di esse non abbia adempiuto con gli accordi stabiliti nella transazione.

Riguardo a questi tipi di accordi, nell’ambito della responsabilità medica, la Corte di Cassazione si è espressa recentemente. In particolare, nella sentenza numero 22800/2018, i giudici hanno specificato quali sono gli effetti di una transazione stipulata con uno solo dei debitori, chiarendo che la norma di cui al primo comma dell’articolo 1304 del codice civile, che regola gli effetti della transazione con uno dei debitori in solido, si riferisce esclusivamente agli accordi che hanno ad oggetto l’intero debito e non la quota del debitore con il quale è stipulata.

Tale sentenza è scaturita a seguito di una vicenda che coinvolgeva dei genitori e il proprio figlio. Come conseguenza del parto il figlio aveva subito delle lesioni che lo avevano ridotto in uno stato vegetativo.

Quali sono stati gli effetti della transazione con la sola clinica?

In corso di causa, i genitori avevano raggiunto un accordo transattivo con la casa di cura e la compagnia di assicurazioni. Il Tribunale, in primo grado, aveva quindi condannato solo il medico, il quale, dalla Corte d’appello non era stato ritenuto a risarcire i danni. In quanto si era ritenuto che l’atto di transazione sottoscritto dai genitori con la casa di cura riguardasse l’intera obbligazione risarcitoria e non solo il pregiudizio ascritto alla struttura sanitaria.

In conclusione è quindi evidente che l’Accordo Transattivo ha come obbiettivo quello di mettere fine ad una contesa senza che le parti siano obbligate a ricorrere al giudice, infatti è chiaro che una volta conclusa la transazione le parti non potranno più rivolgersi ad un giudice, a meno che una di esse non abbia adempiuto con gli accordi stabiliti nella transazione.

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